Diversamente da quanto accade con i mutui ipotecari che prevedono un tasso fisso, nel caso dei mutui a tasso variabile il tasso di interesse subisce dei cambiamenti (generalmente ogni sei mesi) a seconda dei diversi cambiamenti a livello di mercato. Nell'ambito dei mutui a tasso variabile, il tasso di interesse applicato dalla banca deriva dalla somma di due indici specifici: l'Euribor e lo spread previsto dall'istituto bancario. L'Euribor è indicativo del costo che la banca deve sostenere per acquistare il denaro; si tratta di un valore determinato dal mercato e non può dunque essere soggetto a qualsiasi tipo di modifiche da parte della banca. Lo spread è amministrato direttamente da parte della banca mutuante e consiste sostanzialmente nel suo margine di guadagno. In presenza di un mutuo a tasso variabile, chi ha fatto richiesta del mutuo ha la possibilità di usufruire in un primo tempo di un tasso minore rispetto a quello associabile ad un mutuo a tasso fisso; è opportuno ad ogni modo tenere conto del fatto che questi deve essere pronto a sostenere la possibile variazione delle rate da pagare, dipendentemente dall'andamento del mercato finanziario. A titolo di esempio: con l'Euribor a sei mesi equivalente a 3, 16% ed uno spread bancario di 1, 41% si avrà un tasso di interesse finale corrispondente a 4, 57%. Un eventuale crescita dell'Euribor condurrà ad un tasso finale più elevato: nel caso in cui dopo un anno l'ammontare dell'Euribor raggiungesse quota 3, 36%, il soggetto mutuatario si troverebbe a pagare alla banca un tasso finale pari a 4, 77%.